Misa flamenca

Commento critico alla Misa flamenca tenutasi a Milano il 12/12/2006

Ho assistito qualche giorno fa sera al concerto intitolato "Misa Flamenca", tenutosi nella chiesa di Santa Maria delle Grazie al Naviglio. La "Misa Flamenca" in programma nella rassegna "La musica dei cieli" è opera di Paco Pena, che l'ha eseguita in anteprima nel 1991 al Royal Festival Hall di Londra. La sua composizione rispetta i temi e i contenuti dell'ordinario della Santa Messa e vibra della forza della musica gitana. Prevede la partecipazione di un ballerino di flamenco per alcune parti soltanto. Occupandomi di danza liturgica, desidero esprimere miei commenti senza permettermi di esprimere giudizi sull'esecuzione musicale.

Penso che si potrebbe ricercare nella direzione di una esecuzione di questo tipo di musica, scritta per la Santa Messa, in un ambito para-liturgico, o comunque di tenere il tono della rappresentazione su questo registro: è possibile. Da ciò che ho personalmente esperito e visto, mi sembra emergano alcune condizioni necessarie per la realizzazione di questo, che è auspicabile per non dire doveroso, trattandosi di musica espressamente composta per la liturgia. Nessuno vieta di rappresentare la "Misa Flamenca" in forma di concerto, con tutte le consuetudini del caso: assoli vari prima per dare un crescendo non solo emotivo ma anche una progressione in senso musicale, bis di rigore eccetera. Ma non posso trattenermi dal fremere quando vedo usare una chiesa, casa di Dio, luogo di preghiera e di silenzio, tempio della riconciliazione e luogo dell' incontro che dà la vita, per una situazione che, in forza di cose, ingenera atteggiamenti che personalmente non riesco più a sopportare, e vorrei invitare con questa mia altri a sollecitare che non vengano più tollerati. La gente parla: parla tanto, poi il volume di quell'interpretazione tutta da discutere del silenzio come "parlar sottovoce" pian piano aumenta... e nessuno si ricorda più di essere in chiesa. E il padrone di casa cosa fa? Perché non trema all'idea di dover rendere conto a Dio di cosa lascia fare nel Suo tempio? Basterebbe suonar la campanella a distesa e pronunciar cinque parole : " Siamo in chiesa. Fate silenzio". Ma non lo fa. Allora sorge spontanea la considerazione che era meglio, per questo tipo di incontro, adoperare uno dei tanti auditorium o sale da concerto di cui la città non è avara.

Il bis: scelta musicalmente ovvia, il Santo. È breve, ritmato, con un crescendo finale. Il pubblico è caldo, il coro non sta più fermo da un pezzo, la gente batte le mani; è flamenco, bellissimo. Ma ecco, volendo mettere l'esecuzione della musica da liturgia al suo giusto posto, il bis non dovrebbe nemmeno esserci. C'è tanta musica flamenca da suonare e ballare; possiamo sceglierne altra, se abbiamo voglia di un lecito godimento musical-coreutico. So che spiace, che la musica è bella , che è bello godere assieme, ma se vogliamo rispettare lo spirito di un rito, ricordiamoci che nessuno si sognerebbe di ripetere un credo: ite missa est, andate, con tutte le benedizioni, ma andate. Nella danza sacra indiana, con la quale sono cresciuta artisticamente, la rappresentazione si conclude con un "gran finale", un bel pezzo di bravura, cui segue il mangalam, l'amen, dopo il quale non è pensabile alcun bis, che infatti non ho mai fatto, nemmeno quando me lo hanno chiesto. Astenersi dall'eccedere, o anche solo dal rischio di farlo, a costo di privarsi di un piacere, è una delle regole che, a mio modesto parere, garantiscono che il clima sia davvero quello della preghiera. Inoltre: Santo. Sappiamo che per gli ebrei il nome identificava la persona, cioè pronunciarne il nome significava fare appello alla sua più profonda essenza. Pensiamo alle volte in cui Gesù ha chiamato qualcuno per nome, volendo “chiamare fuori” qualcosa di profondo in lui. Personalmente, ho sempre pensato al Sanctus come a una preghiera forte, forse la preghiera per eccellenza : non stiamo implorando, non stiamo chiedendo perdono, non stiamo ringraziando, stiamo contemplando. Santo è Dio stesso, lui che ha un nome impronunciabile, un nome che lingua umana non può dire. Perciò, cantare il Sanctus, significa santificare Dio, rendergli la Sua propria gloria, la prima, che è quella di essere santo. Santificare Dio è la prima cosa da fare, ce lo ha insegnato Gesù nel Padre Nostro. E santificare il nome di Dio, è santificare Dio stesso. Forse il Santo è un brano che non dovrebbe uscire mai dalla liturgia, perché “non sia nominato il nome di Dio invano” o, comunque, mai cantato senza concentrarsi un attimo sul significato del canto che è effettivamente diverso dagli altri canti, decisamente più mistico. L'altra sera, nel bis, tutta quella partecipazione sbracciata lasciava il retrogusto di un sospetto. La danza flamenca in chiesa: se qualcuno ha ancora dei dubbi che la danza possa essere preghiera (una potenzialità, non un fatto scontato), ha fatto male a perdersi quel ballerino.

Tabernacolo aperto e Santissimo in trasferta : scusa, mi presti casa tua per la mia festa, e ti spiace sgomberare per favore? Queste sono ipocrisie che devono finire. Auspico che chi di dovere picchi un pugno sul tavolo e dia severe, precise e concrete indicazioni per l'uso di un luogo sacro e per l'usufrutto di tali meraviglie musicali, nate con il solo intento di celebrare la gloria di Dio e avvicinare gli uomini a Lui. Per concludere, mi sembra si possa provare a ravvisare qualche condizione tra quelle che sono sine qua non per l'incontro col Mistero attraverso la musica (e, non diversamente, la danza). Il discorso non vale, ovviamente, per la forma di concerto.   1) arginare l'ego degli artisti, che si devono esibire solo per lo stretto necessario, con il giusto orgoglio del proprio lavoro, ma alla Presenza: oseresti abbondar di parole, con chi sa già cosa vuoi dire? dunque niente assoli prima della musica liturgica.   2) non concedere bis.   3) chiedere agli spettatori il silenzio, ma quello vero.   4) last but not least, dare al pubblico la possibilità di seguire i testi dei canti!
Roberta Arinci

Inserito Mer - Dicembre 13, 2006, 12:21 p. in

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