«Deva hasta»: le parole degli dei

Nella danza tradizionale indiana, i gesti delle mani hasta rappresentano un vero e proprio linguaggio muto. Siano essi rappresentativi o simbolici, i gesti aiutano la danzatrice a esprimere un'enorme varietà di cose e concetti, fino al nome stesso delle divinità (deva hasta) …

La danza, da puro divertimento coreutico, diventa nat, ossia teatro, azione scenica, come previsto dai trattati sanscriti sull’argomento. L’ausilio dei gesti è fondamentale, per non ridurre la danzatrice a un mimo, ma farla parlare con vere parole, ancorché mute. Il linguaggio dei gesti prevede nomi, verbi, congiunzioni, perfino numeri.

Hasta Shiva Lingam
La serie di gesti è fissata in una sequenza ordinata secondo la forma del gesto stesso: ad esempio partendo dal primo pataka si ha il  palmo della mano aperto verso lo spettatore con le dita vicine, mentre il secondo, dalla medesima posizione, flette il solo dito anulare, quando poi il terzo piega  insieme anche il medio, e così via (nella foto: mano destra gesto shikara, mano sinistra pataka: questo deva hasta rappresenta il dio Siva nella sua forma di lingam, elemento primordiale maschile). Ogni gesto ha un nome in lingua sanscrita che si riferisce a uno solo dei suoi utilizzi; il gesto poi ne vedrà svariati altri. Si imparano eseguendoli in sequenza e ripetendone i nomi sulla melodia di una cantilena che ricorda la salmodia dei Veda, i testi sacri indù che si recitano cantandoli, come nella liturgia cristiana pre-Concilio Vaticano II, quando la messa era in latino e in canto gregoriano. La ripetizione cantilenata è sicuramente uno straordinario metodo didattico, poiché la melodia ne facilita la memorizzazione, ma soprattutto inserisce la danza in tutti i suoi diversi aspetti di apprendimento, pratica, esecuzione e insegnamento nel contesto di una pratica sacra.

Roberta Arinci ha aiutato nel 2002 una laureanda nella facoltà di linguistica applicata presso l’Università Normale di Pisa a svolgere una tesi sul rapporto tra i gesti della danza indiana e il linguaggio dei sordomuti, tesi presentata nel seguente anno sotto la guida del Prof. Roberto Ajello.

Inserito Sab - Agosto 13, 2005, 06:47 p. in

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